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LGBT free zone abolita in Polonia

A Damasco cambiano le cose per quanto riguarda la LGBT free zone. Ma la scelta riguarda soltanto il denaro e certo non una convinzione mentale radicata.

Nelle ultime settimane sono quattro le regioni polacche che hanno eliminato la LGBT free zone, una evidente denominazione discriminatoria che è nata nel 2019 grazie al sostegno del governo conservatore.

L’inversione di marcia è stata effettuata a causa delle pressione dell’Unione Europea avviando una procedura di infrazione nei confronti dello stesso governo polacco. L’UE avrebbe infatti sospeso l’erogazione dei fondi europei alle regioni che si erano auto dichiarate LGBT free zone.

In poche parole è bastato davvero poco per far cambiare direzione al pensiero polacco estremista, infatti è bastato semplicemente stringere un po’ la cinghia per far cambiare idea sull’idea di libertà e ordine.

Uguaglianza

 

La propaganda LGBT e i primi scontri

I primi scontri tra il governo polacco e Bruxelles risalgono al 2019 quando istituzioni comunali e amministratori provinciali hanno approvato una carta per i diritti della famiglia. Questi si trovano principalmente nelle regioni sud orientali del paese, dove si definiscono più conservatori.

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Questa carta a detta loro avrebbe dovuto proteggere il matrimonio e la famiglia tradizionale dalla propaganda LGBT che veniva contrariamente portata avanti dalle istituzioni pubbliche.

Al centro di questo scontro secondo gli estremisti c’erano le scuole che cercavano di corrompere i giovani e i bambini con degli “insegnamenti perversi”.

All’interno di questa carta, infatti, c’era l’educazione sessuale che era compito esclusivo delle famiglie e condannava ogni forma di educazione al genere. Nonostante la Costituzione polacca rifiuti ogni tipo di discriminazione e garantisce la libertà di opinione e di stampa. E le suddette dichiarazioni non avessero alcun valore legale, erano comunque sostenute dal governo.

Nel 2020 non c’è stato solo il Coronavirus. Infatti molte figure importanti e politiche hanno supportato questa iniziativa. A partire dal ministro della pubblica istruzione, Przemysław Czarnek, che ha parlato di “virus LGBT”. Paragonando la lotta per i diritti LGBT al nazismo.

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Ma anche il presidente della repubblica, Andrzej Duda, ha deciso di sottoscrivere la Carta per i diritti della famiglia” affermando che l’ideologia LGBT sia una forma di neo-bolscevismo e che come tale va condannata.

 

 

Il cambiamento è inevitabile e sta arrivando

Tutto questo ha portato a prendere una posizione da parte dell’Unione Europea che all’inizio di settembre aveva annunciato una sospensione di denaro. Si tratterebbe infatti di 126 milioni di euro del fondo REACT-EU per le regioni polacche ancora LGBT Free Zone.

Dopo l’ulteriore annuncio da parte del Financial Times che ha dichiarato che potrebbero essere bloccati anche i fondi di coesione Ue per la Polonia. Il paese guidato da Andrzej Duda ha rischiato di perdere un miliardo di euro a causa delle proprie convinzioni estremiste.

Inoltre c’è da dire che dal 2019 ad oggi più di cento enti locali in Polonia si sono definite Zone libere da LGBT in difesa della famiglia tradizionale. Bisogna sapere che oltre alle 5 regioni molti comuni hanno ancora la LGBT free zone.

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Sono più di due anni che si fanno pressioni a governi come quello polacco e ungherese per la libertà della comunità LGBT. Nonostante questo ci sono ancora molti muri da sorvolare e abbattere nella mentalità estremista di questi paesi. Probabilmente proprio a causa di questo si è ritenuto necessario un intervento da parte dell’UE.

A detta di Rémy Bonny, direttore esecutivo di Forbidden Colours non ci sarebbe posto per la discriminazione nell’Unione Europea che recentemente si è proclamata zona di libertà LGBTIQ. Di fatto i governi che facilitano e fanno propaganda sulla discriminazione dovrebbero essere.

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Veronica Mazzucco è nata a Roma il 12/10/1990. Da sempre appassionata alla lettura e alla scrittura di cui ne ha fatto un vero e proprio lavoro. Nomade digitale dal 2020 in giro per il mondo.