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Gli italiani e il loro That’s Amore per i videogiochi

Può sembrare una domanda veramente banale, ma gli italiani cosa pensano dei videogiochi? L’istituto di ricerca Censis si è posta questa domande e udite udite, si è anche data una risposta.

Sembra che Italia si produce e si consumano meno videogiochi se confrontati alle abitudini del resto del Mondo. Ma questo non vuol certo dire che gli italiani li apprezzino meno.

Lo dobbiamo ammettere, in fondo gli italiani nei confronti delle nuove tecnologie hanno sempre nutrito un certo scetticismo e questo è innegabile. Nonostante questo possiamo comunque affermare che l’italiano medio anfibio diversi compiti a un singolo videogioco.

In particolare sembra che possa: fare divulgazione scientifica, avere funzioni terapeutiche, si possano utilizzare a scopo didattico, permettono lo sviluppo di skills completamente nuove, permettono la promozione del turismo e aiutano la valutazione persona.

Poi dicono che i videogame sono malvisti.

Videogame

 

Agli italiani piacciono i videogames?

Nonostante ciò che abbiamo in apertura affermato, se poi si parla con un italiano sembra sempre che siano ben pochi i risvolti positivi che vengono attribuiti ai videogames. Ovviamente il punto di vista cambia se ci si basa su una certa fascia di età.

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Ovviamente il fattore età influisce molto nel caso in cui si valuti in particolare l’aspetto ludico dei videogames, diverso è invece il pensare ai videogioco come miglioramento per il Problem solving.

In questo caso sembra proprio che la metà degli italiani non gli dia fiducia.

 

Videogiochi ed impatto economico

Quello che però è sicuro è che i videogiochi hanno un impatto economico notevole. Anche in questo caso entra in campo la Censis la quale afferma che: se si investissero nel gaming 45 milioni di euro in 5 anni, il fatturato delle imprese italiane schizzerebbe a 357 milioni di euro.

Ricordiamo che 45 milioni di euro in 5 anni, non sono una cifra messa lì casualmente, ma precisamente i fondi stanziati come finanziamento delle piattaforme di servizi digitali per gli sviluppatori e le imprese culturali.

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Ovviamente non si parla solo di aspetto economico, ma anche sociale. Considerando che con questo ingente investimento di ha anche la possibilità di aprire le porte a 1000 posti di lavoro. Si parlerebbe di lavoro qualificato per i giovani che ne hanno veramente bisogno.

Insomma che agli italiani piaccia o no, l’investimento a favore del gaming sembra essere veramente indispensabile all’economia italiana.

Certo tutto questo non vuol dire che l’industria dei videogiochi ad oggi non sia un impero, si conta 160 aziende nel settore con 1600 dipendenti di cui quasi l‘80% al di sotto dei 36 anni e con un fatturato pari a 90 milioni annui. Peccato che debba rivolgere lo sguardo verso l’estero per poter crescere di anno in anno.

 

Poi ci sono gli eSport

Per gli eSport occorre però una piccola parentesi. Il settore dei giochi di competizione sta a livello globale raggiungendo una certa notorietà solo negli ultimi anni.

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Come sempre in Italia fatica molto più che in altre parti de mondo, perchè siamo sempre il solito popolo di scettici. Pensare che la percentuale di italiani che ha sentito parlare di eSport si assesta a un bassissimo 60% e di loro solo il 40% ne offre un giudizio positivo.

Chi fa parte della percentuale che conosce il gaming competitivo lo ritiene un buon modo di formazione, il 40% un modo sano di competere, in pochi invece lo ritengono un modo per sviluppare competenze nuove o instaurare delle relazioni.

Ma gli esperti sono comunque convinti che il gaming possa essere una frontiera inesplorata, ricca di possibilità sia lavorative quanto di istruzione e miglioramento personale.

Costanza Esposito Langella nata il 24 Settembre 1990 e copywriter dal 2019, in passato molti lavori a contatto con il pubblico e molta passione per la scrittura.