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Afghanistan: donne in piazza per l’istruzione

La situazione in Afghanistan oggi non è delle migliori, ma si sa questa terra non ha pace da più di vent’anni. Una guerra continua è quello che sono destinati a subire gli abitanti di questo paese.

Gli afghani, inoltre, non solo vedono violati i propri diritti umani, ma recentemente le donne del paese hanno subito un’ulteriore violenza.

Mohammad Ashraf Ghairat, nominato dai Talebani come “rettore” della Kabul University ha recentemente dichiarato che fino a quando non ci sarà un totale regime islamico le donne saranno costrette a restare in casa.

Lo stesso rettore dell’università in Afghanistan, inoltre, afferma anche che non essendoci insegnanti donna, gli uomini potranno insegnare coprendosi con una tenda. Certo è che nel versante europeo, ma forse anche nel resto del mondo, questa sembra una vera follia.

Secondo Ghairat, in questo modo, in Afghanistan si verrebbe a creare un regime islamico sicuro tanto da poter garantire l’istruzione femminile. Ma che comunque fino ad allora, quest’ultime, dovranno restare in casa.

Ma le donne afghane si sono ribellate a tutto questo così studentesse, insegnanti e assistenti universitarie sono scese in piazza per reclamare i loro diritti in Afghanistan e cercare di riprendersi quello che spetta loro di diritto.

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La più grande preoccupazione infondo riguarda semplicemente il futuro delle giovani del paese.

 

Le donne in Afghanistan in marcia per i loro diritti

Tutto questo è accaduto a Kabul, capitale dell’Afghanistan, dove molte donne andando contro i talebani hanno sfilato per i loro diritti.

Quello che queste donne denunciano è proprio la chiusura delle scuole e delle università per il genere femminile.

La rivendicazione deriva dal fatto che l’istruzione femminile è un diritto garantito anche all’interno di uno statuto islamico.

Nonostante l’intervento della polizia talebana la protesta del piccolo gruppo di donne è continuata fino quando le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare in aria disperdendo il gruppo formato da sole sei donne a forza di spintoni.

Nello scontro è rimasto ferito un giornalista colpito in testa da un fucile delle autorità per evitare che documentasse l’accaduto.

La piccola manifestazione è stata organizzata davanti una scuola della capitale dell’Afghanistan e organizzato dal gruppo appartenente al “Movimento spontaneo di donne attiviste afghane“.

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La colpa di queste donne secondo lo stato islamico è stato inoltre scrivere su uno striscione: “Non spezzate le nostre penne, non bruciate i nostri libri, non chiudete le nostre scuole“, tutto questo per il diritto all’istruzione.

Nessuno ha fatto nulla per questo piccolo gruppo di donne, ma è intervenuto il vice ministro dell’informazione e della cultura dell’Afghanistan.

Zabiullah Mujahid, infatti, ha dichiarato che qualsiasi manifestazione deve essere approvata e autorizzata dal ministro della giustizia.

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Viene impedito alle donne anche il lavoro

Le recenti guerriglie scatenate in Afghanistan ha impedito alle donne anche di andare a lavoro, mascherando il tutto come una “misura di sicurezza“.

Dal 19 settembre, il sindaco di Kabul ha invitato tutte le donne a rimanere in casa e non andare a lavoro, facendo eccezioni solo per tutte quelle che non possono essere sostituite dagli uomini.

Fanno parte di queste eccezioni alcune impiegate che lavorano nei dipartimenti di progettazione o ingegneria, comprese le inservienti dei bagni pubblici femminili.

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Quello che sta accadendo all’interno dell’Emirato islamico è una recessione senza precedenti, alcune donne che hanno manifestato hanno rivendicato il loro diritto al lavoro e all’istruzione.

Uno dei cartelloni mostrati durante la manifestazione recitava così: “Una società in cui le donne non sono attive è una società morta” e molto probabilmente non hanno nemmeno tutti i torti.

Da tutto questo possiamo dedurre che quello che realmente il governo talebano vuole è un “Ministero per la Diffusione della virtù e la prevenzione del vizio”. Tutto questo è incredibile e anche inaccettabile.

Il diritto al lavoro e alla libera istruzione non dovrebbe avere sesso o religione perché si tratta di un diritto umanitario che spetta a tutti, uomini e donne comprese.

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Veronica Mazzucco è nata a Roma il 12/10/1990. Da sempre appassionata alla lettura e alla scrittura di cui ne ha fatto un vero e proprio lavoro. Nomade digitale dal 2020 in giro per il mondo.